Laocoonte


Titolo: Laocoonte

Autore: Bernini Pietro (attribuito)
Periodo: XVI sec.
Soggetto: Mito, figura
Collezione: Ex Museo Civico
Proprietà: Comune di Reggio Calabria
Inventario: 382C
Tecnica: Scultura in marmo
Dimensioni: cm 110x120

DESCRIZIONE

Il gruppo scultoreo si compone delle tre figure di Laocoonte e dei suoi due figli, rappresentati nell’atto di sfuggire alla presa mortale di due serpenti. Le figure poggiano su un panneggio scolpito sul basamento rettangolare.

Laocoonte, (Reggio Calabria, Pinacoteca civica)

Il gruppo scultoreo di Reggio, in parte mutilo, è una riproduzione o copia non perfettamente riproducente il Laocoonte vaticano. Le sue dimensioni ridotte (91 x 76 cm) e la fisiognomica giovanile dei due figli del sacerdote troiano allontanano quest'opera alla figure adulte e monumentali del modello romano, in particolare nell'assenza di una muscolatura plastica e aggettante e di quel pathos drammatico tipicamente alessandrino. Una attenta analisi, della storica dell'arte Alessandra Migliorato, ha evidenziato che l'assenza di drammaticità si evince da diversi punti non finiti, dati da una lavorazione a gradina, quasi come un voluto non completamento dell'opera stessa. Inoltre, si evidenzia nel gruppo scultoreo reggino una assenza di morbido plasticismo nei panneggi che avvolgono le figure, stoffe quasi geometriche e piramidali, ben lontane dalla morbidezza della copia romana.
Questi elementi stilistico-iconografici presenti nell'opera reggina attestano una possibile attribuzione a Pietro Bernini, poiché alcuni particolari rievocano modelli tosco-romano di un certo manierismo evidenti in alcune delle sue sculture presenti in area calabrese. E' quasi accertato dagli studiosi un certo richiamo nei volti e nella dolcezza fisiognomica rivelata dall'inclinazione della testa di alcuni Angeli e della Santa Lucia di Morano Calabro con uno dei figli del Laocoonte di Reggio. Ma soprattutto il dettaglio zoomorfo e naturalistico delle serpi che ruotano avvolgendo i corpi rievoca la natura manierista del Bernini, dove la debole accentuazione plastica e una moderata enfasi drammatica testimoniano quasi, da parte dell'artista, una voluta mancanza di raffinatezza e perfezione tipicamente accademica.
Persistono comunque nel Laocoonte di Reggio alcuni richiami stilistici alla maniera michelangiolesca del Montorsoli, presente a Messina con la realizzazione della Fontana del Nettuno, dove il forte dinamismo dei corpi raffiguranti Scilla e Cariddi rievocano i modelli del Laocoonte romano, di cui l'artista curò direttamente il restauro e la ricostruzione.

Laocoonte (Roma, Musei Vaticani)

Il gruppo scultoreo, attribuito da Giuliano da Sangallo ad Agesandros e ai suoi figli Athenodoros e Polydoros, appartiene alla produzione rodia, ma il suo stile è molto vicino alla scuola pergamenea. Il modellato risulta molto raffinato, e le figure hanno una impostazione, sia nella struttura fisica che nella posizione assunta, molto idealizzata. Tuttavia la complessità scenografica del monumento, nonché il contenuto di forte pathos, sono elementi che derivano sicuramente da una precisa influenza dello stile pergameneo su quello di Rodi. Ciò che infatti più sorprende di questo monumento, molto ammirato sia in età rinascimentale che in età neoclassica, è soprattutto la grande padronanza tecnica dello scultore, nel riuscire a controllare in maniera unitaria le numerose linee compositive, che danno al gruppo scultoreo una forte dinamicità, rispettando sia le esigenze formali che quelle narrative.

 

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